Nullità Posta eletronica certificataLe notifiche in proprio degli avvocati e, tra queste, le notifiche a mezzo Posta Elettronica Certificata, sono state, al pari di tutti gli Istituti toccati dalla “telematizzazione”, oggetto di numerose riforme che ne hanno mutato in parte la struttura. Era dunque naturale il proliferare di interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali sui motivi di nullità e/o inesistenza di tali forme notificatorie.

Per completezza esaminiamo brevemente le norme susseguitesi nel tempo per cercare poi di esaminare sistematicamente i motivi di nullità testuali e di inesistenza da interpretazione giurisprudenziale. Le notifiche Cd “telematiche” vengono per la prima volta disciplinate dalla  L. 228/2012 che ha introdotto l’art. 3-bis alla Legge 53/1994 che già disciplinava le notifiche in proprio eseguite dagli avvocati; prima però Il DM 44/2011  (art. 18) già regolamentava le notificazioni per via telematica tra avvocati, mentre il provvedimento DGSIA 16/4/2014 ha introdotto l’art 19-bis che è rubricato “Notificazioni per via telematica eseguite dagli avvocati – art. 18 del regolamento” .

Il DPCM del 13.11.2014 ed in vigore dal giorno 11 febbraio 2015, ha poi dettato le regole  tecniche in materia  di formazione,  trasmissione,  copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonche’ di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni ai sensi degli articoli 20, 22, 23-bis, 23-ter, 40, comma 1, 41, e 71, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005 e SEMBRAVA aver posto un punto conclusivo alle discussioni in merito alle modalità di attestazione di conformità dei documenti scansionati con i loro originali.

Da ultimo Il 5 agosto 2015 anche il Senato, dopo la Camera, ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando definitivamente il ddl n. 2021 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, che ancora una volta ha messo mano al Dl 179/2012 e persino all’art. 3 bis L. 53/94 introducendo con le successive specifiche tecniche del 09.01.2016 le modalità di attestazione di conformità delle copie informatiche e delle copie informatiche per immagine da inserirsi nella relata di notificazione.

In questo articolato quadro normativo bisogna partire dal dato testuale al fine di individuare i motivi di nullità della notificazione ai sensi dell’art 3 bis L. 53/94 . L’  Articolo 11 espressamente prevede : “Le notificazioni di cui alla presente legge sono nulle e la nullità è rilevabile d’ufficio, se mancano i requisiti soggettivi ed oggettivi ivi previsti, se non sono osservate le disposizioni di cui agli articoli precedenti e, comunque, se vi è incertezza sulla persona cui è stata consegnata la copia dell’atto o sulla data della notifica.”

Per quanto attiene i requisiti oggettivi necessari alla notifica bisogna esaminare l’art. 3 bis e quindi i requisiti di composizione del messaggio di Posta certificata: sarà quindi nulla una notifica effettuata se manca ad esempio :

  1. il nome, cognome ed il codice fiscale dell’avvocato notificante;
    b) gli estremi del provvedimento autorizzativo del consiglio dell’ordine nel cui albo è iscritto (ABROGATO);
    c) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale ed il codice fiscale della parte che ha conferito la procura alle liti;
    d) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale del destinatario;
    e) l’indirizzo di posta elettronica certificata a cui l’atto viene notificato;
    f) l’indicazione dell’elenco da cui il predetto indirizzo è stato estratto;
    g) l’attestazione di conformità di cui al comma 2.
  2. Per le notificazioni effettuate in corso di procedimento deve, inoltre, essere indicato l’ufficio giudiziario, la sezione, il numero e l’anno di ruolo.

Vanno poi aggiunti all’elenco alcuni requisiti connessi con l’utilizzo del mezzo notificatorio. Si può tranquillamente parlare di nullità di un atto laddove manchi assolutamente la relata di notifica tra i file presenti in allegato o quando non venga riportata la firma (digitale) dell’avvocato. Discorso a parte merita l’utilizzo di una email in luogo della pec. In tal caso, però apparrebbe più opportuno parlare di inesistenza per assoluta incapacità del mezzo di raggiungere lo scopo. Analogamente discorso a parte merita la procura. L’art 1 della L. 53/94 infatti generalmente parla di avvocato munito di procura  da qui la prassi generale di notificare la procura unitamente all’atto ed alla relata. In realtà, va ribadito, notificare la procura è un onere e non un obbligo, e detto onere è ad probationem rispetto alla preesistenza della procura con riferimento al momento notificatorio. Ciò vuol dire, in breve, che notificare la procura è il modo migliore per provare il conferimento del mandato prima della notifica. Ciò non vuol dire dunque  che l’avvocato debba per forza  notificare la procura purchè fornisca in altro modo la prova che questa gli sia stata conferita prima (con data certa ad esempio o marca temporale). Quanto all’oggetto della Posta Certificata che deve essere “Notificazione ai sensi della legge numero 53 del 1994” (comma 4 art. 3 bis) prudenza consiglia di non discostarsi troppo da tale impostazione. Il limite è lasciato alla libera interpretazione giurisprudenziale ma sembrerebbe opportuno utilizzare un discrimen che permetta di individuare chiaramente una notificazione da altro messaggio di posta certificata. In tal senso ed a puro spirito esemplificativo può ritenersi valida la dicitura “Notifica ai sensi della L. 53/94” oppure “notifica di atto giudiziario ai sensi della L. 53/94” mentre qualche problema interpretativo rimesso al Magistrato potrebbe rappresentare un oggetto del tutto insufficiente quale ad esempio “Notifica citazione” .

Requisito soggettivo indispensabile è l’essere “avvocato”. La formulazione testuale restrittiva non sembra ammettere interpretazioni estensive in favore del praticante ancorchè abilitato; l’art. 3 bis infatti seppur dopo l’ondata di modifiche ha mantenuto l’espressa previsione del requisito soggettivo (“avvocato”) ai fini dell’eseguibilità di tale forma di notificazione, al comma 2 (“l’avvocato provvede ad estrarre copia informatica…“) ed al comma 5 (“l’avvocato redige la relazione di notificazione“).L’art. 46 co. 1 lett. a) del Decreto Legge n. 90 del 24 giugno 2014, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014 n. 114, modificando l’art. 1 della Legge n. 53/1994, ha i eliminato il pre-requisito dell’autorizzazione del COA di appartenenza per poter effettuare notifiche in proprio a mezzo PEC. Viene anche abolito l’obbligo di indicare nella relata di notifica telematica l’autorizzazione del COA di appartenenza. Pertanto, a differenza che nelle notifiche (sempre in proprio ma) cartacee effettuate dall’avvocato, non è necessaria nelle notifiche a mezzo posta certificata la preventiva autorizzazione del COA di appartenenza. Val bene ricordare che in assenza di espressa previsione, il praticante potrà RICEVERE notificazioni telematiche.

Meritevole di segnalazione tra i requisiti soggettivi, anche per le sue implicazioni in tema di inesitenza della notifica, è la qualifica di mero domiciliatario del notificante. Di recente infatti la Corte di Cassazione, sez. III Civile, con sentenza 8 luglio – 10 ottobre 2014, n. 21414, ha affermato il principio secondo cui la notifica eseguita in proprio dall’Avvocato mero domiciliatario è inesistente e non semplicemente nulla: “Il procuratore che sia semplice domiciliatario è infatti abilitato alla sola ricezione, per conto del difensore, delle notificazioni e comunicazioni degli atti del processo e non anche al compimento di atti di impulso processuale (quale, nella specie, la notifica del controricorso); pertanto, poiché – a norma dell’art. 1 della legge 21 gennaio 1994, n. 53 – solo l’avvocato munito di procura alle liti può eseguire direttamente le notifiche, la notifica eseguita dal procuratore semplice domiciliatario è da ritenere inesistente anziché nulla, con conseguente impossibilità di applicare l’istituto della sanatoria per raggiungimento dello scopo, prevista dall’art. 156 c.p.c. per i soli casi di nullità (Cass n. 357/2011). Sempre in tema di inesistenza (istituto val bene ricordarlo, di creazione giurisprudenziale e quindi come tale non vincolato a requisiti precisi) si può disquisire su una notifica a soggetto diverso dal reale accipiens ma sempre tenendo conto del limite tra nullità ed inesistenza che la S.C. pare stabilire nella assoluta mancanza di un criterio di collegamento con l’effettivo destinatario dell’atto (Cass.civ. 14 dicembre 1999 n. 14068; conf. Cass.civ. 13 febbraio 1996, n. 1084) e che “la legittimazione di chi vi provvede (alle notificazioni) è condizione essenziale perché la notificazione esplichi almeno in parte gli effetti che le sono propri”, per cui “la notificazione eseguita a mezzo di soggetto assolutamente incompetente a compiere notifiche di atti processuali civili … non consente di ravvisare una ipotesi di nullità … perché non provenendo l’atto da persona investita del potere di certificazione, non assume rilievo né quanto la “relata” attesta, né il fatto che l’atto scritto sia materialmente pervenuto nella sfera del destinatario” (Cass.civ. 17 marzo 2004, n. 5392; conf. Cass.civ. 13 febbraio 1999 n. 1195); In tal senso si giustifica la maggior sanzione della inesistenza dell’atto notificato ad un socio piuttosto che alla casella della società o del suo legale rappresentante come si giustifica la sanzione dell’inesistenza del già esaminato caso di notifica effettuata  dal praticante o dal domiciliatario.

Nullità o validità, qual è il limite?

Il limite tra validità e nullità può esser rappresentato anche dalla qualifica del soggetto ricevente che può essere un altro avvocato come pure un soggetto del tutto impreparato alle sfumature giuridiche (il legale rappresentante di una società) e quindi il caso summenzionato della errata indicazione dell’oggetto della notificazione assume particolare importanza con riferimento al soggetto ricevente laddove un soggetto privo di preparazione giuridica verrà maggiormente tutelato nel suo “legittimo affidamento” di trovarsi innanzi ad un generico messaggio che lo invita ad esempio a corrispondere bonariamente quanto dedotto nell’allegata sentenza. Solo in tale ottica si può giustificare la recente sentenza (16.03.2016 ) resa dal Tribunale di Lecce secondo cui va rinotificato l’atto firmato digitalmente laddove non si dimostri che il ricevente sia dotato di strumenti idonei a leggere la firma elettronica. In realtà tale sentenza aldilà di una evidente error in judicando di ciò che è un onere con ciò che rappresenta un obbligo ( è sicuro che nessuna norma imponga di possedere un software di lettura di atti firmati digitalmente ma vista la loro legittimità è di sicuro un onere averne a disposizione uno, del resto, gratuito), rappresenta a modesto parere di chi scrive unicamente l’ultimo baluardo a difesa delle prerogative dell’Ufficiale Giudiziario in ordine alle notifiche. Senza contare poi che sarebbe sufficiente firmare l’atto attraverso l’algoritmo PADES per lasciare inalterata la struttura del pdf consentendo anche ai profani di aprire l’atto mediante i comuni lettori (acrobat reader ad esempio).

Da ultimo va esaminato il contenuto del’art. 11 della legge n. 53/1994 ed  i suoi  rapporti con l’art. 160 c.p.c. cioè con la disposizione codicistica che regola l’invalidità delle notificazioni eseguite dall’ufficiale giudiziario, per il quale «la notificazione è nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o se vi è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla data, salva l’applicazione degli artt. 156 e 157». Ebbene, dal semplice confronto del testo delle due norme stando ad un’autorevole dottrina (Avv. Paolo de Divitiis ne “Le notifiche eseguite dagli avvocati”)  emergono due sostanziali differenze: a) la prima attiene al tipo di invalidità prevista, perché solo la norma speciale enuncia espressamente la natura assoluta della nullità (come prescrive l’art. 1571 c.p.c.), mentre la norma generale contiene un esplicito rinvio al regime previsto dall’art. 157 c.p.c. (e, quindi, alla natura solo relativa della nullità) ed alla conseguente possibilità di applicare l’art. 156 (ossia il regime di sanatoria del vizio per effetto del raggiungimento dello scopo); b) la seconda riguarda l’estensione dei motivi che possono determinare la nullità, che nella norma generale viene ricollegata all’inosservanza delle disposizioni inerenti la persona che deve ricevere la consegna della copia dell’atto ovvero all’incertezza assoluta sulla persona che materialmente ha ricevuto tale consegna e sulla relativa data, mentre nella norma speciale potrebbe discendere sia da una qualsiasi carenza nei requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dalla legge, sia da una qualsiasi inosservanza del procedimento notificatorio, sia – infine – da qualsiasi incertezza (quindi anche non assoluta) nell’individuazione della persona che ha ricevuto la consegna e della data in cui la notifica è stata eseguita. Pertanto, dall’esame testuale delle disposizioni sembra emergere un regime sanzionatorio ben più ferreo in capo all’avvocato notificatore e questo, pare giustificato per la verità dal ruolo del notificante parificato ad un pubblico ufficiale ai sensi dell’art. 6 della detta normativa.  In realtà per la dottrina dominante le nullità sanzionate dall’art. 11 restano nullità relative  e sanabili dal raggiungimento dello scopo mentre ovviamente insanabili rimangono le sole ipotesi ristrette della inesistenza.