Uno dei quesiti che spesso si legge nei forum e sui social network riguarda la possibilità di depositare telematicamente un file video o un file audio.
Tutti posseggono uno smartphone ed in tal senso oggi è frequente la possibilità di raccogliere in formato elettronico (video od audio), una conversazione oppure un evento verificatosi nell’immediatezza.
I file audio possono avere le seguenti estensioni (.mp3; .wav; .aac; .wma tanto per citarne alcuni) mentre i file video le seguenti (.avi; .mov; .mkv; .mpeg; .flv; .wma sempre solo per citarne alcune).
L’art. 13 del Provvedimento 16 aprile 2014 stabilisce che “I documenti informatici allegati sono privi di elementi attivi, tra cui macro e campi variabili, e sono consentiti nei seguenti formati:
a) .pdf
b) .rtf
c) .txt
d) .jpg
e) .gif
f) .tiff
g) .xml
h) .eml, purché contenenti file nei formati di cui alle lettere precedenti.
i) .msg, purché contenenti file nei formati di cui alle lettere da a ad h.
2. È consentito l’utilizzo dei seguenti formati compressi purché contenenti file nei formati previsti al comma precedente:
a) .zip
b) .rar
c) .arj.
3. Gli allegati possono essere sottoscritti con firma digitale o firma elettronica qualificata; nel caso di formati compressi la firma digitale, se presente, deve essere applicata dopo la compressione.
È agevole rilevare che tra i formati consentiti non ci sono quelli dei file audio e dei file video.
Come utilizzare dunque un file audio contente un preziosa confessione oppure un file video rappresentativo di eventi di cui si è riusciti ad ottenere una riproduzione visiva?
Nel tentativo di “bypassare” il limite dettato dalle regole tecniche si leggono in prevalenza due orientamenti : 1) Inserire il file video/audio in un file Pdf; 2) depositare i file su supporto Cd Rom con richiesta al Giudice per relativa autorizzazione.
Grazie all’amico e collega Avv. Bruno Spagna Musso ho potuto constatare però che si può procedere serenamente al deposito di tali file concorrendo al libero convincimento del Giudice.
Nella fattispecie occorsa al collega, infatti, il Giudice ha liberamente visionato i file video depositati telematicamente, senza nulla rilevare sulle regole tecniche e sulla loro presunta violazione.
A fronte dell’impavido comportamento del collega Spaga Musso,  ho riscontrato invece che molti soggetti abilitati esterni (tra cui soprattutto gli avvocati )  castrano la propria attività difensiva per l’ossequioso rispetto di regole tecniche (di rango inferiore) perdendo in questo modo il senso giuridico e pratico dei principi generali del nostro processo.
Siamo davvero convinti, come afferma il collega Spagna Musso, che dopo aver visionato il video di un determinato evento dannoso (ad esempio: un investimento in diretta video) il Giudice non tenga conto di quanto visionato  ai fini della propria decisione, solo perché quel determinato formato non è consentito dalle regole tecniche?
Ma soprattutto viene da chiedersi  se sia giusto comprimere un principio costituzionalmente tutelato quale il diritto alla difesa, per la mera osservanza di una regola tecnica, priva di principi giuridici ed essenzialmente formalistica.
Il telematico dovrebbe proiettarci nel futuro ed in tal senso le interpretazioni rigorosamente formalistiche portano il nostro diritto indietro di qualche millenio alla stregua del diritto romano, quando la erronea pronuncia di una determinata formula giuridica determinava la perdita della causa.
In ogni caso in quanto giuristi, è doveroso fornire una soluzione giuridica alla questione posta, senza perdersi in inutile demagogia.
Orbene a tal proposito  è doveroso in primo luogo  premettere che la violazione delle regole tecniche non comporta sanzioni di alcun genere.
Ed infatti non è stabilito espressamente cosa determina il deposito di documenti elettronici (rectius informatici) non consentiti”.
Non può negarsi infatti che una volta che il deposito si è perfezionato ed il documento è acquisito al fascicolo elettronico questo diviene disponibile alle controparti ed al giudice.
Verificatesi tale acquisizione non possono non applicarsi le regole processuali vigenti, come ad esempio l’ art. 116 c.p.c che testualmente stabilisce “Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti“.
Come già detto la violazione delle regole tecniche non stabilisce alcuna conseguenza (negativa) sulla valutazione delle prove.
Nulla vieta indi che il Giudice possa valutare ai fini del proprio convincimento i “files” depositati in violazione delle regole tecniche.
Peraltro tale ricostruzione trova piena conferma anche nell’art. 20 comma 1 bis del CAD che stabilisce “L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità“.
Nulla vieta insomma che un file video od un file audio, depositato telematicamente (seppure in violazione delle regole tecniche) concorra a determinare il libero convicimento del Giudice.
Queste considerazioni appaiono  sufficienti per incoraggiare il deposito telematico di un file audio e/o video negli odierni processi anche se in violazione delle regole tecniche.
Rendiamo la nostra analisi più interessante.
Immaginiamo di trovare un “cavilloso ed arcigno” collega di controparte che eccepisce la
inammissibilità di quel file (video/audio) in quanto non consentito dalle regole tecniche.
Il collega in particolare potrebbe eccepire l’impossibilità di acquisire al fascicolo di ufficio quel file in quanto depositato telematicamente in violazione alle regole tecniche.
Orbene anche in questo caso potremmo avere la meglio sulla controparte cavillosa.
Anzitutto controparte dovrebbe esporre a fondamento della propria eccezione (per nulla processuale ma puramente tecnica) quale presunta compressione al proprio diritto di difesa avrebbe generato tale (grave) violazione.
Sul punto la  controparte riscontrerebbe grandissime difficoltà.
Risulta difficile ravvisare una compressione al diritto di difesa, se il file video/audio può essere regolarmente  visionato ed analizzato, alla stregua di tutti gli altri mezzi istruttori.
Insomma la eccezione di controparte,  in assenza di una palese violazione al diritto di difesa, avrebbe la sola finalità di contrastare e sfavorire  la ricostruzione veritiera e fattuale degli eventi.
Il Giudice difficilmente troverebbe ragioni logico giuridiche per accogliere una simile eccezione e rifiutare la valutazione di ulteriori elementi (contenuti nel file video/audio) per determinare il proprio convicimento.
Peraltro anche ragionando sugli equilibri processuali, non vi è altra soluzione che depositare i file video/audio in palese inosservanza delle regole tecniche.
Ed infatti la parte interessata al deposito del file video o audio, ben potrebbe aggirare il divieto indicando nelle proprie note istruttorie l’impronta informatica del file audio/video e chiedendo al Giudice di essere autorizzato al relativo deposito stante la presenza delle regole tecniche e l’obbligo del deposito telematico.
Il file potrebbe dunque essere depositato in udienza come previsto dall’art. 87 disp att cod procedura civile (su supporto Cd Rom o su supporto Usb) ove autorizzato dal Giudice.
Si potrebbero addirittura notificare ai sensi dell’art. 170 c.p.c. comma 4, le note istruttorie con allegati i mezzi istrtuttori (tra cui apppunto i file video/audio) e depositare in udienza i file con formato non ammesso.
E’ innegabile però che in questo modo non solo si violerebbe il diritto di difesa della controparte che non avrebbe alcuna possibilità di replicare al file video/audio con altri mezzi istruttori ma si aggraverebbero inutilmente le attività giudiziarie di tutti gli operatori, magistrato compreso.
Così come è innegabile che si violerebbe il diritto di difesa di colui che è costretto al deposito dei file video/audio fin da subito (ovvero in sede di costituzione oppure all’udienza di prima comparizione depositando gli stessi ex art. 87 disp att. cod. proc civ) e non unitamente alle proprie note istruttorie insieme a tutti gli altri mezzi istruttori.
Insomma è indubbio che il rispetto delle regole tecniche porta ad una palese violazione del diritto di difesa e sopratutto ad uno squilibrio processuale dell’attività giudiziaria.
Contrariamente il deposito telematico di un file video/audio che non tiene conto dei formati ammessi dalle regole tecniche non pare possa ledere il diritto di difesa di nessuna parte.
Insomma anche tale ultima considerazione  sembra favorire l’ipotesi del deposito telematico dei file audio/video.
Sicuramente chi è giunto a questo punto dell’articolo avrà ancora timore nel depositare un file video o audio e riterrà tale lettura non del tutto convincente.
Bene allora chiedo un ultimo sforzo in quanto quello che segue ritengo sia il motivo principale (piú di tutti quelli sopra esposti) per cui il deposito telematico di un file video ed audio sembrerebbe possibile.
L’art. 288 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) stabilisce che “Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri“.
Come è noto il 1 luglio 2016 è entrato in vigore il Regolamento UE n. 910/2014 (c.d. “eIDAS”) ad eccezione di alcune norme già entrate in vigore il 17 settembre 2014.
Ai fini del presente articolo è necessario richiamare alcuni articoli del Regolamento eIDAS che ai sensi dell’art. 288 del TFUE sono direttamente applicabili nel nostro ordinamento.
L’art 3 n. 35 definisce  “documento elettronico“, qualsiasi contenuto conservato in forma elettronica, in particolare testo o registrazione sonora, visiva o audiovisiva.
Ne consegue che il nostro filmato o la registrazione sonora da depositare in giudizio possono certamente essere identificati come “documenti elettronici“.
Tra i principi introdotti dal Regolamento eIDAS e che trovano diretta applicazione nel nostro ordinamento vi è il “principio di non discriminazione“.
L’art 46 del Regolamento EiDas infatti stabilisce che “A un documento elettronico non sono negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica“.
Questo principio stabilisce in altri termini che i nostri file audio e video devono poter esser utilizzati come prova nei procedimenti giudiziari.
Considerando che le note istruttorie con allegati i documenti da produrre in giudizio, possono essere depositati solo telematicamente (salvo eventuali autorizzazioni del Giudice) ne consegue che le regole tecniche interpretate in senso ostativo al deposito di file audio e video, risulterebbero manifestamente contrarie al “principio di non discriminazione“.
Non vi è alcun dubbio infatti che vietare il deposito telematico di file audio/video porta alla conclusione che le regole tecniche  discriminano i file video/audio in palese inosservanza dell’art. 46 Regolamento eIDAS.
Ma affrontiamo il quesito sotto un punto di vista squisitamente pratico.
Immaginiamo nuovamente che il “cavilloso ed arcigno” collega di controparte eccepisce la non ammissibilità del file video o audio depositato in giudizio, in quanto non ammesso dalle regole tecniche.
Orbene sembra agevole replicare a tale eccezione rilevando che le dedotte regole tecniche non possono negare l’introduzione nel processo di un documento elettronico suscettibile di essere ammesso come prova in un procedimento giudiziario secondo quanto previsto dall’art. 46 del Regolamento eIDAS.
Ma vi è di più.
La eccezione di controparte risulterebbe inficiata anche sotto altro punto di vista.
L’art. 71, comma 1-ter, del C.A.D., stabilisce infatti che “Le regole tecniche di cui al presente codice sono dettate in conformità ai requisiti tecnici di accessibilità di cui all’articolo 11 della legge 9 gennaio 2004, n. 4, alle discipline risultanti dal processo di standardizzazione tecnologica a livello internazionale ed alle normative dell’Unione europea.
Orbene considerando che le regole tecniche così come “rigidamente” interpretate sono discriminatorie  e dunque contrarie alla normativa della Unione Europea (Regolamento eIDAS), appare evidente l’assenza di pregio giuridico in una simile eccezione ma soprattutto appare imbarazzante invocare l’applicazione di una regola tecnica che viola il dettato normativo dell’art. 71 comma 1-ter, del C.A.D. ovvero di quella stessa norma per cuitale regola tecnica ha ragion d’essere.
Siamo dunque ancora convinti di poter interpretare in senso “discriminatorio” una regola tecnica  e/o di applicarla in senso contrario ai principi  contenuti nella norma che l’ha generata?
A modesto avviso di chi scrive nulla vieta il deposito telematico di un file video e/ di un file audio.
Ogni eventuale eccezione sollevata su questo deposito, risulterebbe priva di pregio giuridico per  i seguenti motivi: 1) Le regole tecniche invocate non sono conformi alle norme dell’Unione europea che prevedono  il principio di non discriminazione; 2) La inosservanza sui formati dei file allegati non prevede sanzioni o conseguenze giuridiche di alcun tipo; 3) La inosservanza sui formati dei file allegati, risulta l’unica scelta obbligata per poter depositare un file video/audio senza creare squilibri processuali al diritto di difesa delle parti; 4) La violazione dell’art. 13 del Provvedimento del 16 aprile 2014 sui formati dei file allegati, non determina alcuna compressione al diritto di difesa della controparte; 5) Non si può applicare una regola tecnica in modo contrario ai principi dettati dalla norma che l’ha generata.
Tuute queste considerazioni sembrano suffragare l’ipotesi di un deposito telematico di un file audio/video anche se il relativo formato non è consentito dalla regole tecniche.
Il Movimento Autonomo Avvocati Telematici è da sempre convinto che lo strumento telematico deve favorire la difesa e l azione giuridica, MAI renderla monca o pretestuosa.