L’obbligo del preventivo scritto: conseguenze e finalità

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L’obbligo del preventivo scritto: conseguenze e finalità

Ha suscitato molto clamore il recente intervento legislativo che ha obbligato gli avvocati a redigere un preventivo scritto del loro compenso distinguendo altresì oneri e spese.
Si è scritto di sanzioni disciplinari in caso di violazione del predetto obbligo ma anche di norma finalizzata a creare dei cd. preventifici, con consequenziale corsa al ribasso dei compensi professionali mediante comparazioni su web.
Si è discusso anche sulla gratuità o meno del preventivo e su come tale ulteriore onere graverebbe ingiustamente sugli avvocati.
Analizziamo tutti gli aspetti di questa vicenda ricordando che l’obbligo del preventivo scritto vige già da qualche anno per tutti i professionisti.

Come illustrato nella immagine sottostante l’introduzione del preventivo scritto si è avuta con l’art. 9 del Decreto Legge n. 1/2012.

 

 

 

Nella prima stesura il preventivo scritto non era obbligatorio ma dovuto solo “su richiesta” del cliente.
Orbene con la conversione in legge di tale decreto, veniva eliminato il preventivo scritto “su richiesta” ed introdotto un obbligo generalizzato per i professionisti di fornire “sempre e comunque” tale preventivo.
Insomma l’obbligo del preventivo scritto esiste già da qualche anno e non pare che la sua osservanza e/o violazione (almeno per gli avvocati) abbia comportato conseguenze tanto gravose.
Il DDL concorrenza 2017 (legge n. 124/2017) in realtà ha ricalcato la stessa strada del Decreto Legge n.1/2012 in fase di conversione.
Ed infatti l’ art. 141 comma 6 lett d) della legge 124/2017 si è limitato (solo) a sopprimere le parole “a richiesta” dall’art.13 comma 5 della legge 247/2012.

 

 

Il nuovo art. 13, comma 5 della L. 247/2012 pertanto sancisce l’obbligo (indipendentemente dalla richiesta del cliente) di comunicare in forma scritta “la prevedibile misura del costo della prestazione”, distinguendo dettagliatamente oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale.
Insomma nessuno stravolgimento rispetto a quanto già prescritto nella precedente normativa.

Le finalità della norma.

Appare interessante a questo punto indagare sulle  finalità della norma oggetto del recente intervento legislativo.
L’art. 13 della legge 247/2012 è rubricato “conferimento dell’incarico e compenso“.
La pattuizione del compenso è libera e può avvenire in qualunque modo.
L’art 13 comma 3 infatti stabilisce che “La pattuizione dei compensi è libera: è ammessa la pattuizione a tempo, in misura forfetaria, per convenzione avente ad oggetto uno o più affari, in base all’assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione, per singole fasi o prestazioni o per l’intera attività, a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene, non soltanto a livello strettamente patrimoniale, il destinatario della prestazione“.
A che serve dunque un preventivo scritto?
La finalità del preventivo è chiaramente indicata nel comma 5 dell’art. 13:
il rispetto del principio di trasparenza.
Dalla lettura di tali norme è agevole rilevare che il fine della norma è quello di obbligare (senza alcuna sanzione se non la violazione della trasparenza) l’avvocato a specificare nei confronti del proprio cliente le modalità attraverso cui determinerà il proprio compenso.
Il cliente, dunque, deve conoscere come l’avvocato determinerà e calcolerà la sua prestazione (ad esempio: a percentuale sul valore dell’affare, a tempo oppure applicando i parametri massimi del DM 55/2014)
Ne consegue che ove l’avvocato intenda determinare il compenso attraverso i parametri del DM 55/2014, per assolvere all’obbligo del preventivo scritto gli sarà sufficiente richiamare tali parametri.
L’art 13 comma 7 stabilisce infatti che ” I parametri sono formulati in modo da favorire la trasparenza nella determinazione dei compensi dovuti per le prestazioni professionali e l’unitarietà e la semplicità nella determinazione dei compensi.”
A modesto avviso dello scrivente pertanto si ritiene che il mero richiamo all’applicazione dei parametri di cui al DM 55/2014 possa soddisfare la richiesta di trasparenza cui è finalizzata la redazione del preventivo scritto.
In tale ipotesi, ad esempio, per soddisfare il predetto obbligo risulterebbe sufficiente inserire nella procura rilasciata dal cliente la seguente formula “Il compenso spettante per il predetto incarico professionale è liberamente pattuito tra le parti nell’importo medio della tariffa dei compensi di cui al D.M. Ministero della Giustizia n. 55/2014 oltre al rimborso delle spese forfettarie di quelle sostenute e documentate“.

Le conseguenze della omessa redazione del preventivo.

Che succede se non formulo un preventivo scritto o meglio se non consento al cliente di sapere come verrà determinato il mio compenso?
Ad eccezione del caso in cui il cliente eccepisca la gratuità della prestazione (possibile secondo quanto previsto dall’art. 13) le conseguenze sono fissate dall’art. 1 del DM 55/2014 che prevede appunto l’applicazione dei parametri quando il compenso non è determinato in forma scritta.
Ed infatti l’art.1 del DM 55/2014 stabilisce che “Il presente regolamento disciplina per le prestazioni professionali i parametri dei compensi all’avvocato quando all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata determinazione consensuale degli stessi, comprese le ipotesi di liquidazione nonché di prestazione nell’interesse di terzi o prestazioni officiose previste dalla legge, ferma restando – anche in caso di determinazione contrattuale del compenso – la disciplina del rimborso spese di cui al successivo articolo 2.
Appare dunque evidente che la omessa presentazione o redazione di un preventivo non comporta alcuna sanzione disciplinare ma semplicemente le conseguenze appena enunciate.
Tutto ciò sempre che  il cliente non abbia fatto una preventiva richiesta del preventivo.
Ed infatti il nostro codice deontologico sanziona con la censura l’avvocato che si rifiuta di presentare preventivo scritto al cliente che ne fa espressa richiesta.

 

 

Insomma ad eccezione del caso in cui non sia il cliente a fare richiesta del preventivo scritto non è prevista alcuna sanzione per la omessa redazione di un preventivo scritto.
Come già detto dunque, la omessa redazione di un preventivo scritto sottopone il legale all’applicazione dei parametri di cui al DM 55/2014 ed alla contestazione del cliente (infedele) sulla gratuità della prestazione.

Gratuità o meno del preventivo

Veniamo quindi all’analisi degli ultimi due problemi esposti in apertura dell’articolo: 1) gratuità o meno del preventivo; 2) rischio di “preventifici”;
Il problema del pagamento del preventivo, ovviamente, non si pone nei casi di compenso a percentuale, a convenzione oppure fondato sui parametri forensi stante la sua facile determinazione e redazione.
Sussiste invece quando la redazione del preventivo risulta difficoltosa o laboriosa come nel caso del compenso per singole fasi o sul grado di giovamento del destinatario della prestazione.
Orbene a questo proposito si ritiene che la redazione di un preventivo (richiesto dal cliente) sia sempre a pagamento.

L’incarico è conferito dal cliente e l’avvocato è libero di accettare o meno (senza costrizione) l’incarico conferito.
L’art. 13 comma 2 della legge n 247/2012 stabilisce che “Il compenso spettante al professionista è pattuito di regola per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale
Non solo.

L’art. 13 comma 5 nel prescivere la redazione del preventivo scritto fa espresso riferimento “a colui che conferisce l’incarico professionale” presupponendo in tal modo che l’incarico sia stato già conferito.
Insomma dal combinato disposto di queste due norme sembra piu probabile che il preventivo vada remunerato in quanto facente parte di un incarico già conferito.

Sul pericolo di cd. preventifici

Con riferimento al pericolo “preventificio” l’idea pur se lungimirante e pregevole, appare inattuabile.

Anzitutto se il legislatore voleva sottoporre gli avvocati ad una concorrenza su web lo avrebbero fatto direttamente.

Il legislatore degli ultimi anni non sembra aver avuto alcun timore nel fare norme contro gli avvocati, sulla falsariga di una presunta concorrenza e/o di una  giustizia più celere.

A modesto avviso dello scrivente il timore di un cd. preventificio non sussiste in quanto un preventivo scritto non può essere pubblicato su internet né può essere rilasciato senza incarico.

Ed infatti un preventivo scritto senza incarico e/o la sua sponsorizzazione su un sito Internet risulterebbe contrario all’art. 37 del codice deontologico forense (divieto accaparramento clientela).

L’art. 34 (Comunicazioni commerciali) comma 3 del Dlgs 59/2010 stabilisce che “I codici deontologici assicurano che le comunicazioni commerciali relative ai servizi forniti dai prestatori che esercitano una professione regolamentata sono emanate nel rispetto delle regole professionali, in conformità del diritto comunitario, riguardanti, in particolare, l’indipendenza, la dignità e l’integrità della professione, nonché il segreto professionale, nel rispetto della specificità’ di ciascuna professione. Le regole professionali in materia di comunicazioni commerciali sono non discriminatorie, giustificate da motivi imperativi di interesse generale e proporzionate”.

Orbene l’art 37 del codice deontologico (Divieto di accaparramento di clientela) stabilisce che  “E’ vietato offrire, sia direttamente che per interposta persona, le proprie prestazioni professionali al domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generale, in luoghi pubblici o aperti al pubblico. E’ altresì vietato all’avvocato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata e, cioè, rivolta a una persona determinata per uno specifico affare.”

Appare dunque difficile poter offrire dei preventivi scritti per specifiche attività rivolte ad un utenza generalizzata e divulgarli o proporli sul web.

Al momento dunque il pericolo di un cd. preventificio è da scartare anche se il pericolo è dietro l’angolo considerando le lievi sanzioni previste per coloro che violano l’art. 37 del codice deontologico.

About the Author:

Avv. Francesco Saverio Orlando
Esperto di diritto civile e del processo civile telematico, componente della Commissione Informatica presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Utilizza prodotti Apple e preferisce sistema operativo OSX.

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